|
TU QUOQUE ALEMANNO Mediterraneo gennaio 2011
A quest’anno che comincia appongo un marchio: “Quarant’anni a
Montebello”. Montebello è l’angolo di mondo in cui sono venuto a vivere e dove
ho fatto mettere le radici a tutte le cose che ritenevo utili alla mia visione
del mondo. Questa visione è diventata un programma condiviso in primis dalla mia
compagna Tullia, poi dagli amici, dai soci, dai miei figli e prevedeva di
ricostruire un antico monastero e vivere di agricoltura. Agricoltura buona
però, quella che non inquina i suoli, i cibi, le acque, l’aria. Nel corso degli
anni abbiamo dato a questa agricoltura il nome di biologica, quello che la
riguarda è un mondo benemerito, fatto di gente che crede ancora negli ideali,
nell’onestà, nella pulizia, nel futuro. Personalmente ritengo che questo settore
sia nato per la forza e la speranza che ci hanno sparato quelli che dal
Sessantotto al Settantasette non si accontentavano di quello che avevano trovato
nella società in cui vivevano e penso che sia anche una delle cose più
importanti che ha partorito quella stagione. Andare in ogni parte del mondo
progredito e trovare questi cibi nati da uno stesso protocollo allieta la vita.
Ma dicevo che il biologico non vive una stagione felice e non faccio fatica a
dirvi tre o quattro argomenti che sono bastonate alle gambe da cui è difficile
riprendersi. 1) I cardinali geneticamente modificati. Io sono
un cristiano cattolico apostolico e anche romano (in quanto italiano) e mi fa
una pena grande sentire questi cardinali che non capiscono niente di agricoltura
e alimentazione benedire gli Ogm. Poi capite che consolazione ascoltarne uno che
viene dall’Africa e sentirlo dire che l’unica soluzione per la fame del mondo è
l’agricoltura biologica. Il cardinale Bernard Agrè della Costa d’Avorio sappia
che 100 mila agricoltori biologici italiani lo benedicono insieme a 7/8 milioni
di consumatori. Per i cardinali di Roma invece, nessuna benedizione, soltanto
commiserazione per un’ignoranza inaudita: ma bisogna proprio dire che il
disprezzo dei cittadini se lo vanno proprio a cercare, sono persino capaci di
nominare amministratore delegato della loro banca tale Gotti-Tedeschi,
pregiudicato per non aver saputo dire da dove venivano 26 milioni di euro e che
in un convegno in Calabria organizzato dalle diocesi italiane ha avuto il
coraggio di affermare nel suo intervento: “Se qualcuno in questi tempi difficili
vi viene a parlare di decrescita, sparategli nelle gambe!”. Ha aggiunto, bontà
sua, che gli spari erano da intendersi metaforicamente… Come si fa ad essere
credibili con personaggi simili? 2) Tu quoque Alemanno! Una
delle poche cose pubbliche per cui ero orgoglioso di essere italiano era la
mensa biologica del comune di Roma. 165 mila pasti al giorno, dall’asilo alla
terza media. A Tokyo, Parigi o in Germania era il mio fiore all’occhiello che
sfoggiavo compiaciuto. Una grande opportunità per l’agricoltura biologica
italiana che aveva fatto del comune di Roma il maggior acquirente di prodotti
biologici. La stanno smantellando pezzo per pezzo e ne rimarrà un surrogato.
Alemanno lo avevo conosciuto da ministro dell’agricoltura e lo giudicavo una
persona seria… 3) L’innominato. Ho un amico nel vertice
amministrativo e societario di un grande gruppo del bio italiano e non riesco a
capire come riesca a mantenere la legale rappresentanza della sua società a un
personaggio che il giorno che non ci sarà più i produttori biologici italiani
accenderanno un cero a sant’Antonio da Padova. E poi, caro amico innominato,
ricordati che la cultura e la filosofia sono arrivate da tempo a contraddire
Niccolò Macchiavelli, che il fine mai può giustificare i
mezzi. 4) Riflessioni dal Cairo. Nella mia cronaca sull’Egitto
di Ibrahim Abouleish constatavo la misera fine della democrazia occidentale
dovuta alla sua adorazione all’idolo dell’eguaglianza virtuale, siamo tutti
uguali, tutti un voto, sia il cretino che Umberto Eco. Oggi Giovanna d’Arco
sarebbe dichiarata incapace d’intendere e di volere, ai genitori sarebbe tolta
la patria potestà e data a una comunità di recupero.
|