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Da: Cortese Passatore Inviato: 17 maggio 2007 A: Gino
Girolomoni Oggetto: La strage degli agnelli a Pasqua
Ho seguito con interesse la polemica (mi si passi il termine) relativa a
" la strage degli agnelli di Pasqua" e mi piacerebbe dire la mia posizione in
proposito. Prermesso che sono e faccio parte della schiera di persone che si
alimentano anche con un menù che comprende carne, capisco però lo sdegno della
Sig.ra Chiara Giardini. Sono un piccolo allevatore, max 20/25 capi di
bestiame (razza pezzata rossa) allevate libere al pascolo, la fecondazione delle
mucche non é fatta da un anonimo veterinario ma da un possente toro, le
mie mucche sono le maggiori fornitrici di materiale organico per la
concimazione della mia azienda che conduco con metodo biologico. Per anni ho
venduto i miei vitelloni a macellai che non riuscivano ad apprezzare il fatto
che il mio bestiame vivesse libero e che si alimentasse con foraggio biologico.
Stanco di tutto ciò decisi, insieme ai miei fratelli, di aprire una piccola
macelleria per la vedita diretta del nostro bestiame e così, da contadino mi
dovetti inventare anche macellaio, all'inizio non fu una cosa facile e ancora
oggi, dopo anni in cui faccio anche questo mestiere, la cosa mi rattrista non
poco. Sinceramente a me la carne piace e, venendo dal mondo contadino, non mi
sono mai posto molti scrupoli se sia giusto o no alimentarsi di carne... faceva
parte e fa parte del nostro mondo. Certo i temi sollevati dalla Sig.ra
Chiara sono forti, anche io sono contro la massificazione del consumo e al fatto
che animali, a cui già spetta un destino assurdo, debbano essere trattati in
maniera disumana in allevamenti tipo lager, per non parlare poi dei mattatoi
industriali. Se tutto fosse così io non avrei nessuma remora a cambiare
mestiere e a diventare vegetariano. Ho anche cinque pecore, che mi fornisco
degli agnelli e durante l'anno entrano a far parte della mia dieta e, il più
aprezzato da tutta la famiglia è l'agnello che viene sacrificato per Pasqua, con
il cui sangue (una piccola parte) sono uso a segnare il mio portone... per
vincere l'angelo della morte.. Il sangue è forse un segno che in quella casa
c'è già stato un sacrificio e chiedere all'angelo della morte di non entrare?
non lo so, non so nemmeno se Gesù abbia mangiato angello (penso però di si),
quello che so, e qui vorrei tranquilizzare la fede di Girolomoni, è che Mosè
l'ha sicuramente mangiato insieme al suo popolo prima di inizziare un cammino di
liberazione, quello che so è che i discendenti del suo popolo sono stati
(iniseme a milioni di altre persone) gli agnelli sacrificali della nostra
civiltà di guerra. Credo che il mondo contadino abbia insito nel suo dna il
sacrificio e che anche gli animali che alleviamo facciano parte di questo
sacrificio. Chiedo scusa alla sensibilità della Sig. Chiara, che apprezzo per
le sue posizioni, ma in tanti anni in cui ho cantatti con gente della città che
viene a visitare la mia azienda, mi rendo conto che viviamo la natura in maniera
completamente diversa. Chi vive in città ha un'idea della natura molto
ramantica, simile a quella dei macchiaioli, ma la natura è tutt'altro che
romantica, la natura è violenta, assassina e traditrice, però è anche pacha mama
a cui va sacrificato il sangue di un lama. Io Caro Girolomoni, continuerò ad
allevare mucche, continuerò a mangiare carne e a particare agricoltura
biologica, in attesa di un regno in cui il leone pascerà con
l'agnello. Saluto Lei e la Sig.ra Chiara,
a cui va tutta la mia simpatia.
Cortese Passatore
Da: Gino Girolomoni Inviato: 22 maggio 2007 A: Cortese
Passatore Oggetto: Risposta
Caro Passator Cortese, ti ringrazio molto per il tuo contributo nel
dibattito sulla “strage degli agnelli”. In fondo, con ciò che scrivi, esprimi
bene quale sia anche il mio atteggiamento. Tra l’altro abbiamo compiuto un
medesimo gesto: anch’io a Pasqua per anni e anni ho impresso il Tau con il
sangue dell’agnello sugli stipiti delle porte della mia abitazione, seguendo il
consiglio di Esodo per fermare l’angelo sterminatore. Che però avanza
inesorabile in un mondo segnato dall’assenza di Dio. Di fare l’allevatore per
tutta la vita l’avevo deciso a 18 anni nella stalla di mio padre. Letame e
agricoltura biologica sono inseparabili e in campagna quel reddito da
allevamento è pressoché indispensabile per continuare il mestiere. Anch’io
penso che Gesù l’agnello lo abbia mangiato e il discorso del papa era
dubitativo. Il fascino della tesi di Chiara Giardini (che vorrei incontrare
per continuare il discorso durante un pasto vegetariano) rimane valido con tutta
la sua forza. Anche Ermanno Olmi mi scrive sulla tragedia di questo Dio che
ci ha lasciati soli nella creazione che soffre e geme in attesa di redenzione.
Sembra che siamo tornati al caos primigenio prima che i regni fossero divisi, o
che addirittura la Genesi sia una profezia di ciò che deve ancora
avvenire. Un caro saluto, Gino Girolomoni |