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MA GUARDA QUEL “CITTADINO” DI MORAVIA Gino Girolomoni La Voce delle Marche, aprile
1978
Nella provincia di Pesaro esiste un paese, un piccolo paese
come tanti altri: Isola del Piano, di cui è sindaco Gino Girolomoni che, con una
serie di iniziative tendenti a fermare la emigrazione e a rivalorizzare il
contesto naturale e culturale di quella zona, è forse uno dei pochi esempi di un
lavoro diverso. Nell’estate del ’73 ha organizzato un’esposizione di
attrezzature agricole, in tale occasione ha curato la pubblicazione: “L’antica
civiltà contadina a Isola del Piano”. Nell’estate scorsa, invece, facendo
rivivere “il rito” della battitura ha chiamato a discutere assieme alla gente
diversi intellettuali di primo piano sulla civiltà contadina. Girolomoni è stato
definito una “pulce” fastidiosa che dice troppo facilmente quello che
pensa. Noi crediamo che di queste pulci ce ne debbano essere di
più. I nostri lettori avranno occasione di conoscere meglio Girolomoni in
seguito, ma intanto ne possono avere un primo contatto con questo suo articolo.
Egli ha scritto: “l’attività svolta in questi ultimi anni quale amministratore
di un piccolo comune agricolo delle Marche in favore della cultura contadina
penso mi dia il diritto di rispondere agli insulti dello scrittore Alberto
Moravia, apparsi alla fine del suo articolo sul “Corriere della Sera” di
domenica 26 febbraio scorso. Nell’incontro avvenuto quest’estate tra alcuni
intellettuali e i contadini del luogo aveva già risposto a Moravia Guido
Ceronetti, ma visto che Moravia continua a gloriarsi della sua “Cortese
polemica” con Pasolini il discorso meriterebbe di essere ripreso”. Un industriale e una città hanno partorito un figlio. Circa settanta anni fa.
Il figlio è Alberto Moravia. Fortunatamente non ci sarà il futuro, ma se
ci fosse, di tutto quello che ha scritto quest’uomo non rimarrebbe niente e
questa sarebbe una fortuna ancora maggiore di quella che il futuro possa anche
non esserci. Questo figlio dell’industria, chimica e metallurgica, in una
“cortese polemica” con Pier Paolo Pasolini sosteneva che tutti i mali di questa
società provenissero dalla putrefazione dell’ormai defunta cultura
contadina e dal fatto che non c’era abbastanza consumismo e abbastanza
rivoluzione industriale. Amici miei perché nel ’68 non avete appeso lui dalla
finestra? (Quello che non si è fatto allora si fa sempre in tempo a farlo oggi).
Pier Paolo Pasolini sosteneva il contrario. Scrive sempre Moravia sul Corriere
del 26 febbraio scorso che è proprio dell’antropocentrica cultura contadina il
disinteresse alle idee dietro le quali pensa ci siano sempre degli uomini magari
delinquenti con interessi privati e ambizioni personali. Secondo lui invece
la cultura industriale preferisce le battaglia delle idee. Ecco i risultati
delle battaglia industriali: Cassa integrazione, disoccupazione, avvelenamenti,
costi proporzionatissimi. La concezione antropocentrica e provinciale della
cultura contadina avrà poche idee, ma fa nascere il grano. Dietro la
“rivoluzione industriale” di Moravia c’è la crisi, il deficit, la morte. Severo,
Ciriè. L’amico Diego Fiumani e i suoi tre colleghi sono morti per le radiazioni
nel laboratorio di ricerca della Montedison. Evviva le idee della rivoluzione
industriale. Ha ragione la cultura contadina a diffidare degli uomini e delle
idee e credere che dietro di loro ci siano dei delinquenti: non appena la storia
fa qualcosa per darci fiducia nelle idee e negli uomini ecco i fatti che ci anno
ripiombare nella chiusura più assoluta: è forse un’idea intelligente quella di
quei delinquenti che hanno fatto sparire i due terzi dei contadini dalle
campagne? La putrefazione, si sente il fetore anche qui, c’è ma viene dalle
città. Le città non le abbiamo costruite noi e la nostra cultura contadina. Le
hanno fatte le idee vostre con i soldi nostri. Le idee vostre sono i risultati
che si vedono, i soldi nostri sono la fatica mal pagata dei contadini e degli
artigiani della provincia italiana. E ancora questi intellettuali di città e
questi padroni delle idee, non l’hanno capita: dalla campagna i contadini
continuano ad andarsene e ci vengono gli “intellettuali” delle città. Ma restate
a morire d’un colpo nelle città che vi siete costruite, non venite a portarci la
peste, ci avete rubato la nostra fatica lasciateci almeno la vita liberandoci da
questa lebbra che è le idee vostre. I contadini continuano ad andarsene perché
ancora i padroni delle idee non hanno fatto niente per cambiare la realtà delle
campagne: negli ultimi vent’anni il valore del grano che produciamo è aumentato
appena del doppio e i costi dei prodotti industriali sono più che duplicati.
Avete delle belle idee! Ma state attenti perché potremmo farvi mangiare le ruote
dentate. Ecco perché, e lo sappia Moravia, la cultura contadina
se ne frega delle idee. Il grano non nasce per un’idea E di idee per far nascere il grano in questo secolo ce
ne sono state poche.
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