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DALLA PARTE DEGLI ANIMALI
di Gino Girolomoni, presidente della Cooperativa Alce
Nero Impronte, rivista animalista - anno XXII, n. 7 [100],
ottobre 2005
“…In trentacinque giorni debbono
diventare due chili e mezzo e i bipedi si nutrono di pulcini torturati che, se
il ciclo vitale fosse prorogato di altri dieci giorni, morirebbero di
dolore. ….Separare il regno animale da quello vegetale, negli allevamenti è
una tragedia che non faremo in tempo a misurarne le dimensioni.”
Esistono tante forme di sfruttamento degli animali, dalla
caccia alle pellicce; nell’economia alimentare ci sono gli allevamenti di alcune
decine di miliardi di cosiddetti polli, senza mai fargli vedere la luce del
sole, fino a poco tempo fa accecandoli in modo che in quella tragica esistenza
non si ferissero tra loro, ammassati senza potersi muovere, imbottiti di
antibiotici, cibi infetti e putridi, con le femmine che non hanno mai visto in
vita un maschio per la riproduzione e le uova sono già qualcosa che assomiglia
alla clonazione. In trentacinque giorni debbono diventare due chili e mezzo e i
bipedi si nutrono di pulcini torturati che, se il ciclo vitale fosse prorogato
di altri dieci giorni, morirebbero di dolore. Cosa può venir fuori dalla
testa di chi si nutre di quel cibo? Ma intanto in quel girone dell’inferno in
cui è stata trasformata la Terra, lo sterco di quegli animali allevati in quel
modo emana la pestilenza come quella del 1918 che era partita dai maiali, i
quali sono allevati nello stesso stile dei pennuti. E sul nutrimento, anche le
vacche da latte, costrette a produrre 120 quintali di latte ogni anno, subiscono
lo stesso progresso scientifico. C'è un allevamento negli stati Uniti, in
Colorado, che alleva 100 mila bovini, quando andremo all'inferno lo immagino
così. Separare il regno animale da quello vegetale, negli allevamenti è una
tragedia che non faremo in tempo a misurarne le dimensioni. I campi li
riempiamo di concimi chimici, e poi i diserbanti, e poi gli antiparassitari per
conservare le derrate, poi gli additivi nella trasformazione per correggerne la
bassa qualità, e i coloranti per dargli un aspetto più bello, ma manca ancora
qualcosa : il sapore, che sapore possono avere degli alimenti siffatti? State
tranquilli, ci sono gli aromi, che dei benemeriti buontemponi che amano
l'umanità, nella quale vivono, sono riusciti a far chiamare per legge "aromi
naturali", mentre sono aromi sintetici, migliaia e migliaia di formule chimiche
per dare sapore di pollo a quei miliardi di bombe batteriologiche cinesi, o ai
formaggi senza sapore, o alla pasta fatta con grani morti. Alcune domande
bisogna proprio che io le ponga: cosa succede agli esseri umani nutrendosi in
questo modo per due o tre generazioni? E tutti quelli che hanno promosso questa
civiltà tecnologica nella produzione agro alimentare, scienziati,
professori universitari, medici, sindacalisti, economisti, agricoltori,
allevatori, agronomi, chi sono, da dove vengono? Allora io per capire
sciagure così grandi consulto la mia bussola, la Bibbia, dove c’è il libro più
antico di tutti i tempi, la Genesi. Lì è spiegato che all’inizio della Creazione
in uno stato di grazia sia gli uomini che gli animali erano vegetariani: “Poi
Dio disse – Ecco io vi do ogni erba verde che è sulla terra e che produce seme e
ogni albero che produce frutto. A tutte le bestie e a tutti gli uccelli del
cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra io do in cibo ogni erba
verde” (Genesi 1,29). Poi l’uomo vuole fare Dio e Caino scanna Abele e la
situazione di pace sparisce per sempre: “Il timore e il terrore dell’uomo sia su
tutte le bestie selvatiche e in tutti gli uccelli del cielo” (Genesi 9, 2-3).
Fatto! Da queste origini passano alcuni millenni e un saggio israelita di
tremila anni fa scrive nel salmo 69: “Negli alimenti mi mettono veleni e per la
sete mi danno aceto. Gli diventi la gola un capestro e i loro arrosti gli
taglino la gola!” Passano tremila anni, ma abbiamo fatto anche questo. Come
avremmo potuto non partecipare alla Campagna della LAV contro i lager dei polli,
gironi dell’inferno che producono tortura? L’Unione Europea, se non fosse
una foglia di fico per coprire le nudità degli Stati che ne fanno parte, invece
di emanare circolari sulla dimensione delle carote e la curvatura che debbono
avere banane, cetrioli e melanzane, avrebbe dovuto regolamentare gli allevamenti
evitando sofferenze indicibili agli animali e la produzione di cibi veramente
schifosi. Poi anche limitare l’uso di milioni di formule chimiche che immettiamo
su tutto, aria, acqua, suoli, cibi, senza limiti. Cari amici della LAV, noi
oggi pur mantenendo l’originario nome di Cooperativa Alce Nero, dedicato al
saggio Sioux, ci presentiamo nelle piazze della vostra (nostra) campagna con il
nuovo marchio “Montebello”, che contraddistingue le nostre produzioni
alimentari. Perché? Perché nel 1999 avevamo fondato una società insieme ad
una cooperativa del Bolognese, e poi altri alleati, ma, a causa di divergenze
sulle politiche e strategie aziendali, abbiamo firmato l’accordo che prevedeva
l’uscita della Cooperativa Alce Nero dalla compagine sociale della società
commerciale a suo tempo costituita, pur essendo fortemente convinti che la
soluzione dovesse essere diversa. Il “codice” che ci contraddistinguerà in
futuro è il Monastero di Montebello visto dal cielo, un luogo dove è nato non
solo Alce Nero, ma anche molte delle idee e delle azioni che hanno fatto
diventare il biologico un costume, uno stile di vita, e non più una nicchia di
sognatori ex sessantottini. Cari amici, che volete bene agli animali, auguri
per la campagna e arrivederci alla prossima, per la quale confermiamo fin d’ora
il sostegno.
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